Non importa dove vai,
ma la strada che percorri per arrivarci.
Dunque... sono passate due settimane abbondanti dall’operazione e posso permettermi qualche considerazione; nella speranza che magari qualcuno – interessato a fare l’operazione (anzi, mettiamo qualche keyword per aiutare i motori di ricerca: PRK, Photorefractive Keratectomy, Fotoablazione di superfice, laser a eccimeri, riduzione della miopia) – possa trovare qualche dato (molto soggettivo) utile. Ho descritto l’operazione ed i giorni successivi in forma di “diario”... e siccome è una lettura piuttosto consistente, la pubblicherò a puntate. Ma andiamo ad iniziare!
Mercoledì 28 Marzo
L’operazione in sé è piuttosto indolore: prima di entrare in sala operatoria vengono somministrate alcune gocce di Valium, come misura preventiva per eventuali attacchi di panico. Io, che già di solito sono una persona piuttosto tranquilla (no, non PIGRO E LENTO... tranquillo!), mi stavo addormentando sulla poltroncina in sala d’attesa (anche perché ero arrivato a Milano con tre ore di anticipo!).
L’operazione, dicevo: si mettono le protezioni sulle scarpe e la cuffia per i capelli e si entra in sala operatoria. Temperatura fresca (l’attrezzatura necessita di temperatura controllata), ma non fredda.
Mi fanno sdraiare sul lettino ed il chirurgo inizia a parlare: non smette di parlare fino al termine dell’operazione! Probabilmente una tattica per distrarre i paziente... Posizionata la testa iniziano ad applicare degli strumenti di tortura - simili a quelli visti in “Arancia Meccanica” - per bloccare le palpebre ed impedire di chiudere involontariamente gli occhi... e poi collirio anestetico come se piovesse! Nel frattempo il chirurgo prepara i suoi attrezzi e ad un certo punto attacca l’occhio destro con determinazione: asportazione dell’epitelio con una specie di bastoncino (che ci volete fare... non avevo una percezione proprio precisa di quello che succedeva al mio occhio!) e poi “Fissi attentamente questa lucina quassù”... odore di capelli bruciati... la luce diventa sfocata.... “Adesso laviamo via un po’ di porcheria e mettiamo una lente a contatto protettiva”... e... vedo perfettamente a fuoco! Non faccio in tempo a bearmi della cosa che l’occhio destro viene liberato dalla “trappola”, protetto da una specie di conchiglia trasparente, ed iniziano con il sinistro... stessa sequenza. Tempo totale: meno di 10 minuti.
Torno in sala d’attesa a recuperare mio padre che mi ha accompagnato e non mi sembra vero di non sentire male e di vederci già così bene! Lo dico anche all’infermiera che mi sta fornendo le carte e i colliri per la cura post-operatoria... questa mi guarda un po’ strana e mi passa una tavoletta di anti-dolorifici: “Li prenda al bisogno...” Boh, non servono, sto benissimo.
Dieci minuti dopo sono salito in macchina e comincio ad avvertire i primi fastidi... una sensazione come di “sabbia” negli occhi... inizio a lacrimare come un vitello (ma i vitelli lacrimano? Boh...)
Non riesco a tenere gli occhi aperti ed il fastidio diventa dolore... In tre ore di viaggio non sono riuscito ad aprire gli occhi UNA sola volta. Attingo volentieri alla scorta di antidolorifici forniti dalla clinica e benedico l’infermiera...
Arrivato a casa mi rifugio in salotto, abbasso le serrande e mi butto sul divano. A parte il dolore continuo sono ipersensibile a qualsiasi fonte di luce... addirittura i led del mio rouer ADSL mi feriscono!
La notte passa lentissima. Per fortuna la scorta di antidolorifici è stata generosa, per cui riesco a dormire forse due o tre ore. La mattina successiva si torna a Milano per il primo controllo!
