Non importa dove vai,
ma la strada che percorri per arrivarci.
Martedì 3 Aprile
Appena sveglio mi rendo conto di vederci perfettamente! E’ una sensazione incredibile quella di aprire gli occhi e VEDERE nitidamente quello che ti circonda. Non mi capitava da tanti, tanti anni.
Purtroppo dura poco, perché già dopo pochi minuti torno nella nebbia: l’occhio è ancora debole e si stanca subito. Riesco ad usare il computer, ma solo ingrandendo i caratteri in maniera esagerata. E comunque mi costa una notevole fatica. La sensazione di nitidezza torna, per alcuni secondi, ogni volta che mi metto le gocce (15 euro una confezione da 15 dosi!! E devo prenderne tre al giorno!).
Il resto della giornata è una noia mortale: poco computer, niente lettura... ancora una volta mi consolo con la musica! Da segnalare la prima uscita in macchina (guidando!) per andare in farmacia.
Mercoledì 4 Aprile
Leggeri miglioramenti, ma ancora nebbia per la maggior parte del tempo. Vado a fare la spesa, sperando di non incontrare conoscenti per il rischio di non riconoscerli.
Poco dopo il tramonto osservo i paesini sulle alture dei dintorni, e mi rendo conto di riuscire – a momenti – a vedere le case! Va proprio a momenti: un momento sei nella nebbia, batti le palpebre e ci vedi perfettamente. Batti di nuovo e torni nella nebbia.
Giovedì 5 Aprile
Sempre meglio. Il computer è ancora problematico, ma mi metto a fare qualche lavoretto in casa: armato di trapano e di occhiali protettivi piazzo un paio di mensole in corridoio. Non è un gran lavoro, ma mi sembra di aver compiuto un’impresa titanica!
Per il resto riesco a guardare un po’ di TV: l’occasione giusta per guardarmi qualche puntata di “The Persuaders” (Attenti a quei due) che attendevano da anni di essere viste!
Venerdì 6 Aprile
Reggo il computer per un po’ più di tempo e ne approfitto per aggiornarmi un po’. Riesco a vedermi anche tutto il secondo DVD di “Akira” con le interviste a Otomo e ai suoi collaboratori!
Serata in compagnia di amici.
Sabato 7 Aprile
Azzardo il primo giro in moto della stagione. Mi rendo conto però che è piuttosto rischioso, perché non riesco a vedere se sulla strada c’è ghiaino. Me ne rendo conto quando ci sono ormai sopra: per fortuna è un tratto rettilineo e la moto sta in piedi!
Rientro a casa, parcheggio la moto e prendo la bici. Girello con la bici (meno pericoloso) lungo la ciclabile.
Domenica 8 Aprile
Pranzo di Pasqua dai miei: riesco a guidare fino a Cadine. Faccio un po’ di fatica, ma ce la faccio.
Nel pomeriggio passeggiata al Lago di Cei. Vengo redarguito dalla mamma di Loris (conosciuta il giorno stesso) perché “gli occhi non sono nostri, ce li ha donati il Signore. E non bisogna toccarli!”
Il viaggio di ritorno è un po’ più faticoso (per gli occhi) ma arrivo a casa sano e salvo.
Lunedì 9 Aprile
Riesco ad usare il computer rimettendo i font a dimensioni normali: la vita sta tornando alla normalità! Proseguo i lavori in casa sistemando le librerie in corridoio che stavano collassando sotto il peso dei libri (eh... sono librerie dell’IKEA...)
Martedì 10 Aprile
Si torna al lavoro! Ero un po’ preoccupato alla prospettiva di stare tutto il giorno davanti al monitor. In effetti è stato faticoso, ma sono arrivato alla fine della giornata senza troppi problemi.
E da qui in poi credo che non ci sia veramente altro da dire, se non che ogni giorno va un po’ meglio. Ad oggi (venerdì 13 Aprile) posso dire di vederci in modo nitido per un buon 50% del tempo; soprattutto la sera ci vedo di meno, ma è comprensibile dopo 8 ore davanti al computer!
Spero che questa cronaca serva a chi – come me prima dell’operazione – cerca di capire come sarà la sua vita dopo il Grande Passo.
Sabato 31 Marzo
Il dolore ormai si è trasformato in fastidio, ma ancora la luce mi ferisce. E’ frustrante non poter usare il computer, non poter leggere... insomma non poter fare nulla che richieda VEDERCI!
Domenica 1 Aprile
Riesco ad usare per alcuni minuti il computer! Poi però la lacrimazione ed il fastidio si fanno eccessivi e devo riposare. Riesco anche a leggere qualche rivista... pochi minuti, ma ricomincio a vivere! E riesco anche a stare all’aperto per un po’. L’importante è mettere gli occhiali da sole!
Lunedì 2 Aprile
Recupero un passaggio (sola andata) per Milano, ma ormai mi sento confidente, tanto da decidere di tornare da Milano, dopo la visita, in treno. Questa volta il viaggio di andata lo faccio ad occhi aperti, constatando che riesco a vedere abbastanza bene. Arrivati a Milano vengo fatto accomodare in sala d’attesa per neanche 5 minuti, poi vengo chiamato dal medico per il controllo. Anche stavolta “Tutto regolare”. Mi toglie le lenti a contatto protettive. E – ovviamente – gli occhi cominciano a bruciarmi e mi accorgo di vedere tutto sfocato... “E’ normale, non si preoccupi. Da domani andrà sempre meglio”. Già, però intanto io devo arrivare alla stazione dei treni!
Immerso nella mia nebbia personale mi avvio verso Piazza San Babila, l’unico riferimento che ho.
Di leggere i nomi delle vie non c’è proprio verso.
Dopo aver vagato per un po’ alla ricerca di un segnale GPS per il navigatore del mio cellulare mi arrendo e imbocco il primo ingresso della Metro che trovo. Bestemmie assortite per riuscire a capire come fare il biglietto (il primo passo è stato vedere le macchinette, poi riuscire a leggere le istruzioni.) E poi, fatto il biglietto, basta andare verso la stazione Centrale... già... facile... se riuscissi a vedere dei cartelli indicatori! Vabbè, con un po’ di fatica arrivo finalmente alla stazione, prendo un biglietto per Rovereto e mi appresto ad aspettare il treno. Non mi ero mai accorto di quanto in alto fossero i tabelloni degli Arrivi e Partenze! Finalmente viene segnalato il mio treno! Non capisco se è al binario 6 o 8, ma tanto sono vicini. Mi avvio. Era il binario 6.
In meno di tre ore, con un rapido e comodo cambio a Verona, sono a casa.
[to be continued...]
Giovedì 29 Marzo
Anche stavolta il viaggio lo faccio ad occhi chiusi. Il dolore è forse ancora più intenso del giorno prima. In cuor mio spero che in clinica mi dicano che c’è stata qualche complicazione e che mi faranno qualcosa per farlo passare. Ma il medico osserva gli occhi e mi dice: “Tutto perfetto!” ed io: “Ma fa un male terribile!”; “Eh, può succedere. Ma è normale, passerà. Cerchi di sopportare.”
Durante il viaggio di ritorno riesco ad aprire gli occhi un paio di volte: mi accorgo che riesco a vederci abbastanza bene (considerando che vedo attraverso uno strato di lacrime piuttosto consistente). La cosa mi consola un po’.
Altra notte quasi insonne. La visita successiva, per togliere le lenti protettive, è fissata per lunedì.
Venerdì 30 Marzo
La giornata passa tra il divano (nel buio totale) ed il bagno (dove tengo i colliri). Il dolore comincia a calare, ma resto ipersensibile alla luce. Provo ad accendere il monitor del computer: impossibile guardarlo, anche impostando la luminosità al minimo. Mi rifugio nell’ascolto di un po’ di mp3 accumulati da anni... però non so cosa sto ascoltando perchè i titoli sono stampati troppo piccoli e non li leggo!
Dunque... sono passate due settimane abbondanti dall’operazione e posso permettermi qualche considerazione; nella speranza che magari qualcuno – interessato a fare l’operazione (anzi, mettiamo qualche keyword per aiutare i motori di ricerca: PRK, Photorefractive Keratectomy, Fotoablazione di superfice, laser a eccimeri, riduzione della miopia) – possa trovare qualche dato (molto soggettivo) utile. Ho descritto l’operazione ed i giorni successivi in forma di “diario”... e siccome è una lettura piuttosto consistente, la pubblicherò a puntate. Ma andiamo ad iniziare!
Mercoledì 28 Marzo
L’operazione in sé è piuttosto indolore: prima di entrare in sala operatoria vengono somministrate alcune gocce di Valium, come misura preventiva per eventuali attacchi di panico. Io, che già di solito sono una persona piuttosto tranquilla (no, non PIGRO E LENTO... tranquillo!), mi stavo addormentando sulla poltroncina in sala d’attesa (anche perché ero arrivato a Milano con tre ore di anticipo!).
L’operazione, dicevo: si mettono le protezioni sulle scarpe e la cuffia per i capelli e si entra in sala operatoria. Temperatura fresca (l’attrezzatura necessita di temperatura controllata), ma non fredda.
Mi fanno sdraiare sul lettino ed il chirurgo inizia a parlare: non smette di parlare fino al termine dell’operazione! Probabilmente una tattica per distrarre i paziente... Posizionata la testa iniziano ad applicare degli strumenti di tortura - simili a quelli visti in “Arancia Meccanica” - per bloccare le palpebre ed impedire di chiudere involontariamente gli occhi... e poi collirio anestetico come se piovesse! Nel frattempo il chirurgo prepara i suoi attrezzi e ad un certo punto attacca l’occhio destro con determinazione: asportazione dell’epitelio con una specie di bastoncino (che ci volete fare... non avevo una percezione proprio precisa di quello che succedeva al mio occhio!) e poi “Fissi attentamente questa lucina quassù”... odore di capelli bruciati... la luce diventa sfocata.... “Adesso laviamo via un po’ di porcheria e mettiamo una lente a contatto protettiva”... e... vedo perfettamente a fuoco! Non faccio in tempo a bearmi della cosa che l’occhio destro viene liberato dalla “trappola”, protetto da una specie di conchiglia trasparente, ed iniziano con il sinistro... stessa sequenza. Tempo totale: meno di 10 minuti.
Torno in sala d’attesa a recuperare mio padre che mi ha accompagnato e non mi sembra vero di non sentire male e di vederci già così bene! Lo dico anche all’infermiera che mi sta fornendo le carte e i colliri per la cura post-operatoria... questa mi guarda un po’ strana e mi passa una tavoletta di anti-dolorifici: “Li prenda al bisogno...” Boh, non servono, sto benissimo.
Dieci minuti dopo sono salito in macchina e comincio ad avvertire i primi fastidi... una sensazione come di “sabbia” negli occhi... inizio a lacrimare come un vitello (ma i vitelli lacrimano? Boh...)
Non riesco a tenere gli occhi aperti ed il fastidio diventa dolore... In tre ore di viaggio non sono riuscito ad aprire gli occhi UNA sola volta. Attingo volentieri alla scorta di antidolorifici forniti dalla clinica e benedico l’infermiera...
Arrivato a casa mi rifugio in salotto, abbasso le serrande e mi butto sul divano. A parte il dolore continuo sono ipersensibile a qualsiasi fonte di luce... addirittura i led del mio rouer ADSL mi feriscono!
La notte passa lentissima. Per fortuna la scorta di antidolorifici è stata generosa, per cui riesco a dormire forse due o tre ore. La mattina successiva si torna a Milano per il primo controllo!