Rieccomi!
Siamo tornati stamane mooolto presto (sono entrato nel mio lettino alle 5 e mezzo, mi pare) dopo un viaggio in treno di cui ho ricordi confusi (beh, io sono in grado di dormire in qualsiasi situazione...)
Vista la grande richiesta, mi vedo costretto (?) a scrivere un resoconto delle due settimane di permanenza a Roma.
Il teatro Argot, in cui ci siamo esibiti, è
veramente piccolo. Conta circa una quarantina di posti a sedere. La separazione tra pubblico e palco è minima, direi inesistente: il palco finisce laddove iniziano le ginocchia del pubblico seduto in prima fila!
A parte questo dettaglio, il teatro è carino.
La cosa più bizzarra è che il teatro è all'interno di un condominio e che per arrivarci è necessario suonare il campanello e farsi aprire il portone!
Il grosso problema delle nostre esibizioni a Roma è stata la carenza di pubblico. Non che lo spettacolo non sia bello o che sia stato mal interpretato (tutt'altro!). Il problema è che il teatro Argot ha il suo pubblico, poco avezzo al genere da noi proposto. La pubblicità costa tantissimo e noi ci siamo affidati al passaparola ed all'ufficio stampa del teatro. Il risultato è stato che pochi hanno saputo dello spettacolo. Ma quei pochi (tra i quali anche qualche professionista del campo) erano entusiasti ed hanno dimostrato di aver apprezzato lo spettacolo. E noi siamo molto soddisfatti ed orgogliosi di questo. Il motivo di andare fino a Roma era proprio quello di confrontarsi con un pubblico diverso, abituato a ben altre proposte; confrontarsi con un pubblico non certo "prezzolato" o amico o semplicemente solidale per campanilismo. Insomma, chi è venuto a vederci ed ha apprezzato lo spettacolo a Roma lo ha fatto solo e soltanto in virtù della qualità dello spettacolo, e questo ci ha dato un indice di quello che siamo in grado di fare.
Quindi, per riassumere: pochi ma buoni!
Comunque - a parte lo spettacolo - queste due settimane a Roma sono servite anche ad approfondire la conoscenza tra noi del gruppo: due settimane di convivenza forzata in un appartamento in cui la privacy era un lusso hanno fatto miracoli! Ci sono stati momenti di entusiasmo (soprattutto grazie al contributo delle birre di Fabbio!) e momenti di scazzo. Io in particolare soffro molto la forzata convivialità, sono un lupo solitario: mi piace la compagnia, ma solo quando la decido io e - soprattutto - odio i grandi numeri. E per me quattro è già un numero molto grande.
Non ho fatto molte foto (una decina al nostro appartamento - come documentazione) ed alcune foto alla Fontana di Trevi (l'unica uscita in cui mi sono ricordato di prendere con me la macchina fotografica).
E quindi, visto che non ci sono foto, vi propongo alcuni "flash" a parole:
- Elisa impegnata in conversazioni telefoniche alle 3 di mattina (non che negli altri momenti non sia al telefono, però è bizzarro avere gli amici che regolarmente ti chiamano alle tre del mattino...)
- Tiziano ed il suo strano rapporto con i gay...
- Aurelio in vena poetica e creativa mentre cerca dolcemente di convincere il suo iBook a completare un video da spedire (già in ritardo) a Webmotion (chi conosce Aurelio sa quanto poco i termini che ho usato siano pertinenti alla situazione).
- Io che leggo in piedi in cucina nel tentativo di trovare un angolo di casa in cui non si senta il fastidiosissimo blaterio della televisione.
- Laura che alle tre di mattina esce dalla camera chiedendoci di abbassare il volume del film che stavamo guardando; il nostro stupore nel renderci conto che il volume era già al minimo...
Questo è tutto per il momento: domani si torna al lavoro (fino alla partenza per Napoli!)